E’ stata un’estate…

E’ stata un’estate…

E’ stata un’estate.

 

Già.

Un’estate.

Che ricorderò per aver avuto caldo anche la sera tardi dopo i concerti,   quando tornava nella valle il silenzio puntellato dai canti dei grilli, e con Andrea si restava ancora un pochino a considerare le fatiche e le gioie di questa avventura.

 

Un’estate di arrivi.

Di conoscenze.

Di adattamenti a nuove dinamiche.

 

Primi sono stati i gattini, i cuccioli di Sukhayra – anche lei un nuovo, inaspettato, gioioso arrivo, partito da un’isola per arrivare fino a qui, un simbolo di fiducia, di affetto e di speranza, la Piccola Roccia affidata dal mio amico che riprende il suo posto nel mondo e decide di regalare una nuova vita anche alla gatta.

Cinque gattini che ho visto nascere, nella metà di luglio, uno ad uno.

Cinque esserini cui ho visto definire giorno per giorno ciascuno la propria personalità, nettamente, con coerenza mantenuta fino ad oggi, a un passo dalla loro adozione.

Un miracolo la vita. Negli stessi giorni è nato anche il mio secondo nipote. Un’estate di arrivi, appunto.

E di famiglia che si allarga per fare spazio, di amore che si moltiplica e legami che si confermano.

È stato poi il turno dei due capretti, due simpatici fratelli bianchi, che imparo giorno per giorno a conoscere nella loro particolare e per niente scontata identità di specie. Non ho mai studiato le capre, non sono incluse negli animali d’affezione, non sono comprese nei programmi assistiti, almeno ufficialmente, come controparti relazionali – ma a torto. Sono invece degli esseri molto aperti alla relazione con l’umano, molto attenti, curiosi, disponibili. E lo sono senza grandi concessioni, nel senso che tendenzialmente non si lasciano “guidare” ma si affidano, se decidono di farlo. E nello stesso modo scelgono di fidarsi. In questo loro collocarsi esprimono tutta la libertà di accettare delle routines o di concedersi delle fughe dall’ordinario. Le ritrovi a mangiarti le piante ornamentali, l’alberello di zizzole faticosamente tenuto in vita dopo il trapianto, o a zampettare allegramente sulla tettoia del ristorante, con l’atteggiamento di chi si riconosce il diritto di assaggiare o di esplorare senza limiti.

Infine è arrivato l’anatroccolo; il fragile fagottino di piumino giallo ora sta mettendo le penne, compete con piglio con le galline per agguantare i pezzetti di insalata o di pane che offro tutti i giorni ad integrazione del mangime, sguazza nel laghetto artificiale e tutte le sere si ritira nel rifugio dove ha sempre dormito dal suo arrivo, un recintino sotto l’olivo che condivide con le due gallinelle che lo hanno accompagnato nel trasferimento, perché non si sentisse troppo solo.

Il Niño festeggia un anno dal suo arrivo. Per Aspide, abituata a vivere da “cane unico” con me da tanti anni è stato un toccasana. Non che sia stato scontato, all’inizio, accettare la sua presenza. Lo ha fatto però con moderata curiosità, stabilendo ben bene il suo ruolo ma cedendo col tempo pezzetti di rigidità e concedendo spazi di intimità e condivisione che adesso rendono la convivenza ricca e piacevole. Lui ha conquistato il divano. Lei il diritto di controllare se la sua ciotola è davvero vuota quando ha finito di mangiare.

Moka, la gatta di 16 anni con un solo dente in bocca, ogni notte ci avvisa sonoramente di aver portato a termine la sua missione di caccia e ogni mattina trovo un topino davanti alla porta di casa.

Artù, da sempre gatto timido e riservato, adesso sparisce per giornate intere, affaccendato in chissà quali attività, o forse solo abbandonato in placido ritiro tra gli alberi.

 

L’orto è stato la vera sconfitta di questa estate.

E’ stata un’estate di siccità, di incendi, di allarmi idrici.

Non me la sono sentita di usare l’acqua per annaffiare. Non avendo un pozzo e non essendoci ancora attrezzati per raccogliere acqua piovana non abbiamo possibilità alternative all’uso dell’acqua del comune. E dato che dal comune sono arrivate indicazioni per un utilizzo consapevole delle scorte idriche ho deciso di laciar andare, per quest’anno.

Tra parentesi ho trovato preoccupante il fatto che, ancora, si debba consigliare alla popolazione di non sprecare acqua. Dovrebbe essere un dovere civico assunto a norma di comportamento, non la risposta a un’emergenza.

 

E’ stata un’estate di amicizia.

La musica ha fatto da calamita, da collante, da volano.

Campeggi, master-class, concerti…

Abbiamo avuto per tutta l’estate ragazzi a dormire, a suonare, a dare una mano… Questa è stata in assoluto la cosa più bella e gratificante: si sono sentiti “a casa”.

La Fattoria è stata pensata anche per loro ed è bello vedere come piano piano se ne appropriano e la vivono, con pieno diritto.

Partecipi, complici, coinvolti.

E con loro le meravigliose famiglie che li hanno sempre sostenuti nel loro percorso di studio della chitarra e che adesso ce li affidano per un giorno o per una settimana, che sia per fare da “assistenti” con gli studenti più piccoli, per ascoltare un concerto o per aiutarmi con gli animali.

 

Sono stanca.

Un’estate così piena non la ricordavo da una vita.

Eppure mi sento così felice, quando la mattina presto sono già sveglia pensando alle capre che devono pascolare, quando gioco con i gattini e immagino il loro futuro, quando trovo i topini offerti da Moka (sia chiaro, mi spiace per i topi, ma rispetto la natura del gatto libero), quando vedo Aspide andar dietro al Niño e sparire per un po’, quando Malocchio si affaccia alla finestra della cucina e ci interroga con il suo tipico : “Mah?”…

 

Non dico che sia facile e riconosco che tutti gli amici, i conoscenti e i familiari che avevano dubbi su questa impresa avevano in parte ragione. Ci sono giorni in cui sembra di non arrivarci. Che sia tutto troppo grande, tutto troppo pesante per due sole persone.

Facciamo errori.

Ricalcoliamo, correggiamo e ripartiamo.

 

Però…

Niente attenua la sensazione di avere l’opportunità di disegnare e vivere il progetto di una vita che ci somigli, che risponda in pieno alle nostre più profonde, antiche e sincere aspirazioni, alcune delle quali stanno diventando chiare proprio facendone esperienza. Stiamo costruendo un nucleo e su questo nucleo si appoggia una comunità multiforme, dove ogni elemento scambia con gli altri.

 

Questa estate è stata la prova che questa vita che si stiamo disegnando ci piace.

E non è solo una scelta egoistica: è il piacere del fare e condividere con chi capisce e risuona con noi. Con il nostro modo di interpretare il cammino.

 

Bisogna pur provare a immaginare un’alternativa possibile, oltre a lamentarsi del fatto che questo mondo sta andando a pezzi… Dopo aver immaginato bisogna avviare il processo di cambiamento, rinunciare ad alcune sicurezze, affrancarsi dal bisogno di compiacere le aspettative, focalizzarsi sulla consapevolezza di cosa ci porta benessere, salutare il bisogno sociale di accontentare tutti ma continuare a fare del proprio meglio.

E avanti.

 

Magari falliremo, magari ci stancheremo, magari verremo bloccati dagli eventi.

Ma ci avremo provato e ricorderemo soprattutto le risate, le sere ad ascoltare grilli e fare bilanci, le nebbie di certe mattine e i momenti in cui abbiamo deciso di fare ancora un altro passo avanti.